franco politano: una persona, tante persone in una


una mia rara foto elegante
Io, un settantenne
chiaccherone
mentre sfriscio in una strettoia
Speleologo
per sognare
foto del 1976, in quel periodo è iniziato il mio impegno con persone disabili
Volontario
per educazione
realizazione impianto illuminazione in una cavità
Artigiano
per campare
presentazione libro
Autore
per scommessa
in abito monacale
Attore
per caso
lettura tarocchi
Mago
per necessità

Mago per necessità

sono nato con la lingua quasi legata al palato, cioè avevo il "frenulo" linguale troppo corto (il frenulo, è una membrana che se è corta limita i movimenti della lingua e provoca difetti di pronuncia di alcune lettere) e non riuscivo a pronunciare la C, la R e alcuni digrammi, cioè due consonanti accostate come “cr” o “sc”, oppure “tr”. Nonostante abbia subito un intervento chirurgico all'età di quattro anni, per il taglio parziale del frenulo, non ci riuscivo lo stesso a parlare correttamente. Durante la prima elementare, sono stato seguito da una logopedista. Nonostante il costante miglioramento nel parlare, continuavo ad avere notevoli difficoltà a pronunciare tante parole, poi venne il “dramma”.

In quarta elementare in classe ci stavano degli alunni ripetenti e più grandi di me, questi fin dai primi giorni dell'anno scolastico iniziarono ad “abbuffiniare” (in dialetto sicilano significa deridere, prendere in giro), ripetevano le parole che pronunciavo malamente e mi sghignazzavano alle spalle. A volte, mi esasperavano a tal punto, divertendosi, che finiva a botte.
Mia mamma più volte venne in classe per parlare con il maestro, perché la mattina mi recavo a scuola malvolentiere per il timore che quei ragazzi mi deridessero. Il maestro (lo ricordo ancora, era un uomo distinto sempre con il papillon, faceva anche il giornalista, si chiamava Attilio Di Mauro) rimproverava questi ragazzi, loro in presenza di mia mamma mi abbracciavano promettendo di smetterla, ma appena mia mamma andava via ricominciavano. Quell'anno ho fatto parecchie assenze, anche per motivi di salute, ero molto svogliato, rimasi indietro nel programma scolastico e venni bocciato.
I miei genitori mi iscrissero in un'altra scuola, in un altro quartiere, dove ho ripetuto la quarta elementare in una classe modello, con un'anziana maestra molto rigorosa, usava ancora la “bacchetta” (una asticella di legno piuttosto flessibile) e a volte ci “bacchettava” alle mani. Tutti la temevamo e nessuno si azzardava a disturbare nè in classe e nè fuori i compagni.

Purtroppo la mia prima adolescenza fu segnata dal ricordo di quegli episodi di bullismo subiti in quarta elementare e qualche volta in seguito, anche altrove, che mi inducevano un frustante senso d'insicurezza, paura dell'insuccesso e una pesante timidezza. Frequentavo solo pochissimi amici, che in sostanza erano timidi quanto o peggio di me.
Fortunatamente un giorno dal barbiere ho sentito raccontare una barzelletta che aveva per protagonista un tizio con delle difficoltà a pronunciare alcune parole e veniva frainteso... un po' come qualche volta era successo a me. Mi piacque tanto e la raccontai al mio compagno di banco, quello scoppiò a ridere e poi tutti gli altri, incuriositi, la vollero raccontata. Fu un successo. Insperato. Ho imparato anche altre barzellette simili, alcune parole le pronunciavo male anche per finta per aumentare l'ilarità. Del resto non mi dovevo sforzare poi tanto. Tutto questo mi fece acquistare sicurezza in me, mi circondai di tanti amici, sia a scuola che nel quartiere (Nesima Superiore), però c'era un però... con le ragazze non ci “sapevo fare”, ogni volta che mi rivolgevo a una coetanea (o lei si rivolgeva a me) venivo assalito dalla timidezza, dal timore di non riuscire a parlare “svelto” e chiaro, arrossivo, sudavo, venivo colto da un senso di inadeguatezza, e mi aumentavano le difficoltà nel parlare "chiaro"... un disastro. Ci soffrivo molto specialmente quando andavo a ballare oppure nelle gite, mi limitavo a stare insieme ai miei soliti amici, a guardare e a volte invidiare quelli più spigliati che ostentavano una certa sicurezza con la sigaretta in bocca oppure erano dei bravi “ballerini” e alle ragazze piaceva ballare con loro. Nelle gite, invece, "tenevano banco" anche quelli che sapevano suonare la chitarra e cantare; insomma tutte cose che io non sapevo fare o non facevo, come fumare. Avevo la necessità di fare qualcosa che mi potesse fare superare quell’insicurezza e la bassa autostima, per non ritrovarni in un angolo, in disparte, ad arrovellarmi dentro, magari ammirando le ragazze che mi piacevano ma non mi arrischiavo a prendere la minima iniziativa.

Una sera andai a ballare a casa di un vicino e avvenne il miracolo...! Ci stava un ragazzo attorniato da tante ragazze e qualche ragazzo, tutti le mostravano il palmo della mano sinistra. Qualcuna lo tirava a se. Una addirittura lo abbracciava e le chiedeva con insistenza di guardare la sua e dirle se si sarebbe sposata. Avrei tanto voluto stare al posto suo.
Un pomeriggio andai a ripetere la geografia a casa di un mio compagno di classe, ci sistemammo a studiare nella stanza che divideva con il fratello maggiore. A un tratto si senti un richiamo della madre, il mio compagno si allontanò. Rimasto solo mi guardai attorno. Sul un comodino che mi stava accanto ci stavano dei libriccini, sulla copertima di uno ci stava scritto (pressappoco) "Come capire il carattere di una persona dal volto e dall'aspetto fisico". Mi incuriosì e lo presi in mano, con gran sorpresa sul frontespizio del libretto che gli stava poggiato sotto, ci stava scritto "Chiromanzia". Lasciai stare quello, e presi in mano l'altro, iniziai a sfogliarlo, ci stavano tanti disegni esplicativi sulle linee e i segni della mano, con brevi descrizioni. La sua lettura mi interessò così tanto che non mi accorsi del rientro in stanza del mio compagno. Lui mi disse che appartenevano al fratello e se mi interessavano. Per farla breve quel giorno ritornai a casa felice, non perchè avevo imparato bene la geografia, ma perchè avevo ricevuto in prestito oltre ai due libretti che avevo sfogliato anche uno che trattava la grafologia con la premessa che se suo fratello gli avrebbe voluti indietro, li restituivo... li tengo ancora in un cassetto.

Lessi quei opuscoli con tanto interesse e costanza, tanto da impararli quasi a memoria. Se avessi letto così anche i libri di scuola, sicuramente sarei stato tra i primi della classe e invece... (se ti interessa saperlo, leggi "Artigiano per campare"). Quando mi sono sentito "sicuro" ho iniziato a leggere la mano in famiglia, così tanto per ridere (apparentemente) ma con lo scopo di verificare se per davvero le linee delle mani unite ad altri segni "raccontassero" cose veritiere e a me già note sul loro passato, anche sul mio e a volte restavo sbalordito. Dalla famiglia sono passato alla lettura della mano degli amici, tutti la volevano letta e così la voce si sparse, e non mi fu neanche necessario, alla prima gita domenicale in pulman, chiedere se qualcuno volesse letta la mano. Fu un successone, e non solo con le ragazze. In verità quando leggevo la mano di sconosciuti tenevo conto anche dell'espressione e delle rughe, per esempio le cosiddette "zampe di gallina" ai lati degli occhi verso le tempie o la presenza degli occhiali da presbite appese al collo degli adulti mi facevano stimare la loro l'età, destando meraviglia... (Approfondimenti nel menù accanto) La chiromanzia fu un grande antidoto alla timidezza. Conoscere o/e approcciare una nuova ragazza mi divenne facile facile... così ho conosciuto a Rosetta, mia moglie. Con lei fu una pura casualità, mi trovavo a passare davanti casa sua con un amico, lei stava a parlare davanti all'uscio con una sua amica che conoscevo, questa ragazza esclamò: "Lo sai che lui legge la mano?!- indicandomi - Fartela leggere... dai!" Rosetta ridendo disse che non credeva a queste cose. Io dopo le normali presentazioni, le prese lo stesso una mano e la guardai, "leggendo" le linee e altri segni, oltre la sua espressione, il suo modo di sorridere e il colore degli gli occhi verde azzurro dietro le lenti, subito la mie "conoscenze" di chiromanzia e la fisiognomia mi suggerirono che quella doveva essere la ragazza che cercavo e ci ho azzeccato, con lei sono felicemente sposato da oltre quarantanni e abbiamo due figli.
Intorno ai miei ventanni ho collaborato per alcuni mesi in una radio privata, con una rubrica tutta mia, di musica e grafologia. Degli ascoltatori mi inviavano delle lettere scritte a mano libera su fogli senza righe e io interpretavo il loro carattere e il loro stato d'animo

Il successo e la crescita della consapevolezza che non ci "azzeccavo" solo per caso o perchè conoscevo chi mi stava davanti, oppure nella domanda era insita la probabile risposta, mi ha convinto e lo sono tutt'ora, che ho delle blande facoltà paranormali e principalmente di chiaroveggenza, da allora mi sono capitati diversi e inspiegabili episodi, che ho notato. A tal proposito, so che ho avuto anche una antenata (la madre di mia nonna materna) dotata di spiccate doti di chiaroveggenza. Questa mia bisnonna, come mi raccontava mia nonna, da ragazzina era stata “iniziata" alla chiaroveggenza e altri riti "magici" la notte antecedente la festa ecclesiale di San Giovanni Battista, in un luogo che si doveva trovare in via Grotta Magna (Catania) - anni fa, il prof. Santi Correnti (scomparso nel 2009), autore e stimato conoscitore della storia di Catania e delle leggende cittadine, mi raccontò che nella Grotta Magna, nell'ottocento, si tenevano delle riunioni segrete ed esoteriche - . questa mia antenata (così ricordava mia nonna) durante la Prima Guerra Mondiale cadeva a volte in "trance" e poi dopo al risveglio raccontava di essere stata a "vedere" il figlio e figli di parenti e vicini di casa al fronte che non davano notizie. Tralasciando questa mia bisnonna di nome Rosa, io ho continuato ad occuparmi di pseudoscienze, ho letto molto e frequentato appassionati, tra questi un gruppetto di spiritisti, circa quarantanni fa, che facevano delle sedute spiritiche con medium in una vecchia casa di via delle Calcare, ricordo ancora il pesante tavolo di legno che traballava, e la voce della medium, una giovane e simpatica signora, che durante la "trance", di volta in volta cambiava il tono di voce da quella flebile di un vecchio a quella forte di un uomo. Mi sono anche occupato di ipnosi. Questa insolita esperienza durò pochi mesi perchè dovetti assolvere il servizio di leva. In caserma il saper leggere la mano mi giovò tantissimo, in tanti la vollero letta, mi conoscevano un po' tutti. Dopo il matrimonio, ho avuto ben altro a cui pensare e ho accantonato tutto.
Da una ventina di anni, ho riscoperto la passione per la lettura e l'interpretazioni delle carte da gioco, di qualunque genere, tanto il simbolismo è pressappoco sempre lo stesso, anche se sempre più raramento la esercito, perché è molto impegnativa, si ha una grande responsabilità nei confronti di chi ti ascolta, specialmente chi ci crede e hanno in determinati momenti il bisogno di ricevere un incoraggiamento o/e un suggerimento, normalmente lo faccio gratis o per pochi centesimi, qualche volta per beneficienza, come alcuni anni fa al Bastione degli Infetti (nella foto vestito di mago con un costume di carnevale); dei vecchi amici per burla mi chiamano "Il mago di Librino".