Attore per caso

Da piccoli, attori lo siamo tutti (a volte, in base alle circostanze, continuiamo a esserlo: qualcuno sul palcoscenico di un teatro, tanti su quello della propria esistenza...), davanti allo specchio a impersonare e/o imitare i propri personaggi o "eroi" preferiti.
Ai miei tempi (inizi anni Sessanta del secolo scorso, quando anch'io ero un bambino... A volte ho l'impressione che lo si dimentichi; si ha la sensazione che si sia stati sempre adulti. Chissà, forse perché la fanciullezza dura troppo poco) l'apparecchio televisivo a casa era un lusso che non tutti si potevano permettere; a casa mia arrivò quando di anni ne avevo otto. Quindi, per me come per la maggior parte dei miei coetanei, era impossibile identificarsi in un personaggio televisivo, come si fa adesso, o in quelli dei cartoni animati. Allora si imitavano per lo più gli adulti che ci impressionavano favorevolmente.
Ricordo un mio coetaneo, vicino di casa, che riusciva a imitare piuttosto fedelmente la "vanniata" (parola dialettale che significa gridare ad alta voce) di un fruttivendolo che passava sotto casa e "vanniava" per reclamizzare la sua merce.
A me piaceva imitare il "papinu", cioè il prete; storpiavo la parola "parrinu" (termine dialettale) a causa delle mie difficoltà nel parlare (vedi "Un mago per necessità"), mettevo uno sgabello davanti allo specchio, con sopra dei santini e i peduncoli recisi delle melenzane a mo' di candele, indossavo un grembiule nero e giocavo a dire la messa.

Da ragazzino ho assistito a delle commedie nel teatrino della parrocchia e mi sarebbe piaciuto imparare a recitare, ma ero consapevole che non era cosa mia, a causa della timidezza, e non ci provai mai.
L'occasione per provarci arrivò quando avevo circa vent'anni e frequentavo il quinto anno all'Istituto Tecnico Industriale "Archimede" di Catania. Il bidello Carmelo Fascetta mi invitò a far parte di una compagnia teatrale da lui creata con alcuni studenti. Gli ho detto di sì, tanto per provare, anche se ero certo che non fosse cosa mia recitare in pubblico; già avevo delle difficoltà a raccontare una semplice barzelletta (leggi "Mago per necessità"). Mi consegnò un copione scritto a macchina, tutto sgualcito; sulla copertina di cartoncino c'era scritto, a lettere cubitali, il titolo "Il missionario cinese".
Ho imparato a memoria le battute, ma durante le prove venivo sopraffatto dall'emozione e dalla timidezza e, nonostante il clima sereno e allegro che c'era tra di noi, mi confondevo tremendamente e dimenticavo le battute. Fascetta, con tanta pazienza, mi incoraggiava, mi diceva che andava bene e che poi, durante lo spettacolo, avrei ricordato tutto.
Il primo spettacolo si tenne in un ospizio per anziani, per beneficenza. Purtroppo mi sono "impappinato" più volte. Durante le prove successive, per ripetere lo stesso spettacolo in un altro ospizio, Fascetta mi ridusse la "parte", assegnandomi un ruolo con poche battute, ma non riuscivo lo stesso a ricordarle bene.
Il secondo spettacolo si tenne in un altro ospizio che sorgeva dove adesso hanno realizzato il nuovo Ospedale "G. Garibaldi" e, come temevo, la mia "performance" fu un altro fiasco. Dopo questo secondo tentativo decisi di lasciar perdere e pensare solo allo studio, anche per non ripetere l'amara esperienza dell'anno precedente (cosa successe lo si può leggere in "Artigiano per campare").

Mai e poi mai avrei potuto immaginare che, circa trent'anni dopo, mi sarei ritrovato a recitare nuovamente.
Tutto avvenne per caso. L'autore teatrale, attore e regista Alfio Guzzetta mi aveva chiesto di realizzare una riduzione teatrale del mio primo romanzo "Una storia... e gli altri" (approfondimenti in "Autore per scommessa"), ma non avevo alcuna esperienza. Ci provai lo stesso (mi piace avventurarmi nell'ignoto, "Speleologo per sognare") e, grazie all'aiuto e ai consigli del mio Maestro, Guzzetta, ci sono riuscito. Ho scritto la mia prima commedia, dal titolo "Anche le farfalle amano il vento", ma fu indispensabile partecipare alla preparazione e alla messa in scena di una commedia.
Ho recitato nel teatro della Parrocchia Resurrezione del Signore a Librino, con l'associazione culturale "Terre Forti", fondata e diretta da Alfio Guzzetta; il titolo dell'opera era "Come un Rosario". Nonostante mi fossi confuso più volte con le battute, è stata una bella esperienza perché ho recitato insieme a mia figlia Federica. Dopo quest'altra esperienza fallimentare avevo giurato a me stesso di non riprovarci più a recitare.

Come dice il proverbio, "non c'è due senza tre".
In occasione dell'edizione 2023 de Le Vie dei Tesori a Catania, insieme ad altri membri del Comitato Popolare "Antico Corso", abbiamo messo in scena cinque spettacoli all'interno del suggestivo Bastione degli Infetti, con vestiti dell'epoca, che hanno narrato e fatto rivivere la storia di Catania e del Bastione, dal 1493, anno della cacciata degli ebrei dal Regno di Spagna, fino al terremoto del 1693. La storia è stata raccontata attraverso una successione di scene ideate da Nunziata Brancato, autrice teatrale, attrice e regista, assieme al Comitato.
Consapevole delle mie difficoltà a recitare in pubblico, avevo scelto il ruolo della guardia che, da sopra le mura, urla: "All'erta la vedetta, all'erta, all'erta", e basta.
Purtroppo, durante le prove avvenne un imprevisto: l'attore che doveva sostenere il ruolo del frate, per motivi di salute, non ha potuto più proseguire nelle prove e così la regista mi chiese di indossare il saio e recitare al posto suo. Ma pure questa volta ho incontrato imbarazzanti difficoltà a recitare in pubblico.
Mi auguro che negli anni a venire non mi capiti più di dover fare l'attore per caso.