Mago per necessità

Non so perché o come una persona decide di intraprendere l'attività di "mago" cioè fare il chiromante o/e il cartomante per predire il futuro oppure dare dei consigli su determinate questioni esistenziali, a pagamento, da quello che si sente dire anche lautamente.

Io ho iniziato a fare il "mago" all'età di sedici anni (circa) non per motivi economici e neppure perché sentivo di avere in me delle particolari doti medianiche, ma per necessità… proprio così per necessità, essendo molto timido (a quest'età è una condizione psicologica abbastanza diffusa tra gli adolescenti e non solo) soprattutto per rompere il "ghiaccio" nei primi approcci con le ragazze ma in genere con tutti, specialmente con chi non conoscevo.

Avevo sempre il timore di arrossire ma soprattutto di ingarbugliarmi nel parlare anche perché sono nato con la lingua quasi legata al palato, cioè avevo il "frenulo" linguale troppo corto (il frenulo, è una membrana che se è corta limita i movimenti della lingua e provoca difetti di pronuncia di alcune lettere) e non riuscivo a pronunciare la C, la R e alcuni digrammi, cioè due consonanti accostate come "cr" o "sc", oppure "tr". Nonostante abbia subito un intervento chirurgico all'età di quattro anni, per il taglio parziale del frenulo, non ci riuscivo lo stesso a parlare correttamente. Durante la prima elementare, sono stato seguito da una logopedista. Nonostante il costante miglioramento nel parlare, continuavo ad avere notevoli difficoltà a pronunciare tante parole, poi venne il "dramma".

In quarta elementare in classe ci stavano degli alunni ripetenti e più grandi di me, questi fin dai primi giorni dell'anno scolastico iniziarono ad "abbuffiniare" (in dialetto sicilano significa deridere, prendere in giro), ripetevano le parole che pronunciavo malamente e mi sghignazzavano alle spalle. A volte, divertendosi mi esasperavano al punto che finiva a botte.
Mia mamma più volte venne in classe per parlare con il maestro, perché la mattina mi recavo a scuola malvolentiere per il timore che quei ragazzi mi deridessero. Il maestro (lo ricordo ancora, era un uomo distinto sempre con il papillon, faceva anche il giornalista, si chiamava Attilio Di Mauro) rimproverava questi ragazzi, loro in presenza di mia mamma mi abbracciavano promettendo di smetterla, ma appena mia mamma andava via ricominciavano. Quell'anno anche per motivi di salute sono stato costretto a fare parecchie assenze, così rimasi indietro nel programma scolastico e venni bocciato.
I miei genitori mi iscrissero in un'altra scuola, in un altro quartiere, dove ho ripetuto la quarta elementare in una classe modello, con un'anziana maestra molto rigorosa, usava ancora la "bacchetta" (una asticella di legno piuttosto flessibile) e a volte ci "bacchettava" alle mani. Tutti la temevamo e nessuno si azzardava a disturbare nè in classe e nè fuori i compagni.

Purtroppo la mia prima adolescenza fu segnata dal ricordo di quegli episodi di bullismo subiti in quarta elementare e qualche volta in seguito, anche altrove, che mi inducevano un frustante senso d'insicurezza, paura dell'insuccesso e una pesante timidezza. Frequentavo solo pochissimi amici che in sostanza erano timidi quanto o peggio di me.
Poi un giorno dal barbiere ho sentito raccontare una barzelletta che aveva per protagonista un tizio con delle difficoltà a pronunciare alcune parole, che veniva frainteso e preso in giro... come spesso era successo a me. Mi piacque tanto e la raccontai al mio compagno di banco, quello scoppiò a ridere e poi tutti gli altri, incuriositi, la vollero raccontata. Fu un successo insperato. Ho imparato anche altre barzellette simili, alcune parole le pronunciavo male anche per finta per aumentare l'ilarità (del resto non mi dovevo sforzare poi tanto). Questo mi fece acquistare sicurezza, mi circondai di tanti amici sia a scuola che nel quartiere (Nesima Superiore). Però, c'era un però... con le ragazze non ci "sapevo fare", ogni volta che mi rivolgevo ad una coetanea (o lei si rivolgeva a me) venivo assalito dalla timidezza, dal timore di non riuscire a parlare "svelto" e chiaro, arrossivo, sudavo, venivo colto da un senso di inadeguatezza, e mi aumentavano le difficoltà nel parlare chiaro... un disastro. Ci soffrivo molto, soprattutto quando andavo a ballare oppure nelle gite mi limitavo a stare insieme ai miei soliti amici, a guardare e a volte invidiare quelli più spigliati che ostentavano una certa sicurezza con la sigaretta in bocca, oppure erano dei bravi "ballerini" e alle ragazze piaceva ballare con loro. Nelle gite invece "tenevano banco" anche quelli che sapevano suonare la chitarra e cantare; insomma tutte cose che io non sapevo fare o non facevo, come fumare. Avevo la necessità di fare qualcosa che potesse farmi superare quell’insicurezza e la bassa autostima per non ritrovarni in un angolo, in disparte, ad arrovellarmi dentro, magari ammirando le ragazze che mi piacevano ma di cui non riuscivo a prendere la minima iniziativa.

Una sera andai a ballare a casa di un vicino e avvenne il miracolo...! Ci stava un ragazzo attorniato da tante ragazze e qualche ragazzo, tutti gli mostravano il palmo della mano sinistra, qualcuna lo tirava a sè, una addirittura lo abbracciava e gli chiedeva con insistenza di guardare la sua mano e dirle se si sarebbe sposata. Avrei tanto voluto essere al suo posto.
Un pomeriggio andai a ripetere la storia a casa di un mio compagno di classe, ci sistemammo a studiare nella stanza che divideva con il fratello maggiore. A un tratto si senti un richiamo della madre, il mio compagno si allontanò. Rimasto solo mi guardai attorno, sul comodino che mi stava accanto ci stavano dei libriccini, sulla copertina di uno ci stava scritto (pressappoco) "Cos'è la fisiognomica?". Mi incuriosì e lo presi in mano, con gran sorpresa sul frontespizio del libriccino sottostante ci stava scritto "Cos'è la chiromanzia?". Ricordo ancora la mia esclamazione: "uhaa!". Lasciai stare quello. Presi in mano l'altro e iniziai a sfogliarlo. Le poche pagine erano zeppe di disegni di mani con linee e segni particolari, le didascalie chiare e concise. Lo trovai così tanto interessante che non feci neppure caso al rientro del mio compagno nella stanza. Lui mi chiese se mi interessasse. Per farla breve quel giorno ritornai a casa felice, non perchè avevo imparato bene la storia, ma perchè avevo ricevuto in prestito oltre ai due libretti che avevo sfogliato anche uno che trattava la grafologia con la premessa che appena li avessi letti, li avrei restituito... li tengo ancora in un cassetto.

Lessi quegli opuscoli con tanto interesse e costanza, tanto da impararli quasi a memoria. Se avessi letto così anche i libri di scuola, sicuramente sarei stato tra i primi della classe e invece... (se ti interessa saperlo, leggi "Artigiano per piacere"). Quando mi sono sentito "sicuro" ho iniziato a leggere la mano in famiglia, così tanto per ridere (apparentemente) ma con lo scopo di verificare se per davvero le linee delle loro mani unite ad altri segni "raccontassero" cose veritiere, cose a me già note sul loro passato, carattere, interessi e modi di fare. A volte restavo sbalordito... di me stesso. Dalla famiglia sono passato alla lettura della mano degli amici, tutti la volevano letta e così la voce si sparse, e non mi fu neanche necessario alla prima gita domenicale in pulman chiedere se qualcuno volesse letta la mano.
Fu un successone, e non solo con le ragazze. In verità, quando leggevo la mano di sconosciuti tenevo conto anche dell'espressione e delle rughe, per esempio le cosiddette "zampe di gallina" ai lati degli occhi verso le tempie o la presenza degli occhiali da presbite appese al collo degli adulti mi facevano stimare la loro età destando meraviglia... (Approfondimenti nel menù accanto) La chiromanzia fu un grande antidoto alla timidezza, prendere tra le mie la mano di sconosciuti mi facilitava la comunicazione e abbatteva tutte le mie barriere. Fare il mago divenne una necessità. Conoscere o/e approcciare una nuova ragazza mi divenne facile facile... così ho conosciuto Rosetta, mia moglie. Con lei fu una pura casualità. Mi trovavo con un amico a passare davanti casa sua e lei stava parlando con un'amica che conoscevo. Mi fermai per salutarla e dopo averci presentato questa esclamò: "Lo sai che lui legge la mano?!- indicandomi - Fattela leggere... dai!". Rosetta ridendo disse che non credeva a queste cose. Le presi ugualmente una mano e la guardai, "leggendo" le linee e altri segni, oltre la sua espressione, il suo modo di sorridere e il colore degli gli occhi verde azzurro dietro le lenti, subito la mie "conoscenze" di chiromanzia e la fisiognomica mi suggerirono che quella doveva essere la ragazza che cercavo e ci ho azzeccato, con lei sono felicemente sposato da oltre quarantanni e abbiamo due figli.
In quel periodo ho collaborato per alcuni mesi con una radio privata, tenevo una rubrica tutta mia, di musica e grafologia. Gli ascoltatori mi inviavano delle lettere scritte a mano libera su fogli senza righe e io interpretavo il loro carattere, il loro stato d'animo e davo consigli.

Il successo e la crescita della consapevolezza che non ci "azzeccavo solo per caso" o perchè conoscevo chi mi stava davanti, oppure nella domanda era insita la probabile risposta, mi ha convinto e lo sono tutt'ora, che ho delle blande facoltà paranormali e principalmente di chiaroveggenza. A tal proposito, so che ho avuto anche una antenata (la madre di mia nonna materna) dotata di spiccate doti di chiaroveggenza e faceva la "mavara" (in dialetto siciliano: maga, guaritrice) toglieva il malocchio, curava con rimedi naturali e soprattutto cadeva in trance per andare a "vedere" su richiesta dei familiari i militari che non davano notizie, durante la Prima Guerra Mondiale. Questa mia bisnonna, come mi raccontava mia nonna, da ragazzina era stata "iniziata" alla chiaroveggenza e altri riti "magici" la notte antecedente la festa di San Giovanni Battista, in un luogo che si doveva trovare in via Grotta Magna (Catania). Anni fa, il prof. Santi Correnti (scomparso nel 2009), autore e stimato conoscitore della storia di Catania e delle leggende cittadine, mi raccontò che nella Grotta Magna, nell'ottocento, si tenevano delle riunioni segrete ed esoteriche. Tralasciando questa mia bisnonna di nome Rosa, io ho continuato ad occuparmi di pseudoscienze, ho letto molto e frequentato appassionati. Ho pure imparato a leggere le carte da gioco, di qualunque genere, tanto il simbolismo è pressappoco simile. Dopo il matrimonio, ho avuto ben altro a cui pensare ed ho accantonato tutto. Però quando capita, per lo più durante riunioni conviviali, mi piace divertirmi a fare il "mago" (nella foto vestito di mago, con un costume di carnevale) dei vecchi amici per burla mi chiamano "Il mago di Librino".